Recensioni - Alberto Volpin
Nato il 9 Maggio 1952. Padovano, pubblicitario, dopo vari trascorsi come fumettista, illustratore e visualizer, oggi trova nel mondo dei comics lo spunto per esprimere la sua pittura, tra iperrealismo e decise connotazioni pop art.
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Recensioni

ALBERTO VOLPIN

LA MAGIA DI VENEZIA, IL FASCINO DEI COMICS - Dario Sanna, pittore

Nelle sue tele dinamiche e muscolari, di grandi dimensioni, si sprigiona tutta la forza di un connubio dirompente tra la potenza di supereroi e il fascino millenario di Venezia. Il mondo colorato dei fumetti si materializza negli scenari metafisici della laguna, richiamando interrogativi esistenziali e prospettando situazioni ironiche nell’incontro straniante e avvincente tra mondi così diversi ma singolarmente così complementari.

UN PONTE TRA IL VISIBILE E L’INVISIBILE - Rosi Raneri, critico d’arte.

Il linguaggio esuberante di Alberto Volpin si esprime nella rappresentazione di scenari immaginari. Dentro la quotidianità delle imponenti architetture veneziane irrompono con la loro presenza personaggi fantastici pronti a raccontare i loro espisodi donando alle ambientazioni una colossale magnificenza cromatica. Sono figure che abitano questi luoghi, li animano con le loro presenze “prospettiche”. Le loro pose sul piano del dipinto creano diversi punti di osservazione, sembrano tangibili e nell’intento di fuoriuscire dall’opera stessa con il pronunciarsi delle variopinte cromie. Superman, Batman, Mandrake, The Phantom, Daredevil, Elektra, Hulk e molti altri, sono raffigurati nella lor grandezza naturale, travolgendoci con il loro intervento. Lo sguardo dell’osservatore si perde nella minuziosità dei dettagli descritti con abili intonazioni gotiche. Anche la figura umana assume un carattere maestoso, stagliandosi su un’analisi incisiva della realtà rappresentata, dove reale e irreale si equivalgono, abitando lo stesso spazio. ça tela divemta in tal modo un palcoscenico dove si svoglono le vicende dei super ewroi, i quali sembrano assumere ancora più volumetria tramite la consistenza delle tonalità dei loro abiti e dei loro mantelli, manifestandosi in vigorose cromie quali i rosso-arancio. Le tinte più fredde invece differiscono nella descrizione di atmosfere avvolgenti sia architettoniche che naturalistiche illuminate da una poderosa luna. Sui volumetrici panneggi si esplicita l’abilità tecnica e lo spelndore dei riflessi lunari. Le maschere e la semplicità della natura si giocano così la spazialità all’interno del dipinto, dove ambiente e innovazione si compenetrano in “visioni” dalle intense cromie che illuminano le silenziosi notti dello sfondo. E’ una ricerca artistica che racchiude le armi di un’originaria intraprendenza, connotazione che contraddistingue, del resto, anche gli eroi rappresentati. Nei dipinti di Volpin, si susseguono verità e artifici, silenzi e passioni, tangibilità e magia, per regalare sempre inediti attimi di stupore.

CHE CI FACCIO IO QUI? - Nicolò Arban, scrittore.

CHE CI FACCIO IO QUI? è un deciso senso di straniamento, nelle opere di Alberto Volpin. Uno straniamento che a volte si vela di leggera ironia e a volte si colora con le tinte crude del dramma. Una condizione esistenziale propria dell’essere umano contemporaneo, confuso e turbato da un mondo in continuo divenire, che Volpin enfatizza attraverso l’utilizzo di icone tipicamente pop come i super eroi dei fumetti americani. Ecco quindi Hulk che, surf sottobraccio, si aggira spaesato per le calli veneziane, o Capitan America che fissa attonito e impotente il vuoto di Ground Zero. Siamo noi i super eroi, Questo forse vuole suggerirci l’artista, noi che viviamo questo mondo spesso senza capirlo, scivolandoci sopra come turisti e non affrontandolo con la passione del viaggiatore che vuole conoscerlo, amarlo, viverlo. E proprio la metafora del viaggio si riverbera anche nel titolo, mutuato da un libro di uno dei più grandi viaggiatori contemporanei, Bruce Chatwin.

RECENSIONE - MATTEO MICELLO, giornalista e critica d’arte.

Gli eroi dei fumetti ci hanno condotto magicamente indietro nel tempo, quando eravamo bambini, dove a regnare era la nostra fantasia e un genuino spirito ottimistico. I protagonisti dei fumetti della nostra infanzia sono inseriti all’interno di un paesaggio dai toni ombrosi e penetranti. Lo scenario, tuttavia, seppure emana atmosfere magiche, richiama, in ogni caso, i luoghi della realtà. Una “stregata” Venezia notturna, dall’aria incantata, non ha impedito all’artista di sviluppare un’acuta attenzione per i valori formali. Notevole la nitidezza dei particolari, che ricorda lievemente quella degli artisti della pittura fiamminga, in cui la realtà è rappresentata attraverso i più piccoli particolari. L’artista ha attinto dal mondo fantastico, ma attraverso la sua pittura fatta di un cromatismo metallico ricco di sfumature brillanti, fa sì, che quelle immagini prendono corpo per farsi carico di significati, in realtà, profondamente umani. Volpin contrappone fantasia e realtà, azione che pare abbia lo scopo di evidenziare e rinvigorire uno dei temi più dolci della letteratura italiana. Attraverso i personaggi della nostra infanzia l’artista rispolvera e rinnova la poetica del Fanciullino di Giovanni Pascoli, nella quale viene identificata la perdita, in età adulta, dello stupore incantato, quello con cui i bambini scoprono con gioia e entusiasmo la realtà che lì circonda. I Super Eroi, seppure si presentano con tutta la loro potenza fantastica, sono in atteggiamento pensoso, assorto. Un aspetto che non è tipico dei valorosi personaggi dei fumetti, ma dell’uomo, come se questo contrasto andasse a sottolineare il distacco dell’ individuo, in età adulta, con la sua parte fanciullesca. Un pensiero filosofico di fine Ottocento, quello “del fanciullino”, ma che l’artista sembra sentire l’esigenza, ora più che mai, mediante l’Arte visiva, di traslare nella nostra realtà contemporanea in cui a primeggiare sono gli atti terroristici e le guerre fredde. Gli straordinari miti del nostro passato diventano figure necessarie per ritrovare il fanciullino che è in noi. Nonostante sono inseriti all’interno di uno scenario impregnato da atmosfere metafisiche, non aspirano a farci rifugiare in un mondo fantastico, ma vogliono, invece, diventare il vettore di una forza creatrice che vive dentro di noi. Essi scavando nella profondità dei sentimenti collettivi passati, in cui eravamo attratti dal mondo dei sogni e del fantastico, mirano a cancellare lo sconforto dettato dai problemi sociali, derivati dalla violenza della realtà odierna. Hulk e tutti gli altri fantastici combattenti ci conducono nel passato della nostra infanzia, cosicché da recuperare il fanciullino che è in noi, indispensabile per avere ancora brama di sognare, di entusiasmarci, nella speranza di un mondo migliore.